Caso mozzarella blu
Le tecnologie digitali e la peculiarità del dato informatico in ambito forense hanno da sempre animato dibattiti e discussioni circa l’estrema facilità con cui è possibile manipolare e/o modificare il dato digitale preliminarmente alla fase di acquisizione “forense”. Spetta agli investigatori e agli esperti riuscire a dipanare ogni dubbio, mettendo in campo tutti gli strumenti scientifici atti a individuare eventuali anomalie che possano compromettere la genuinità del dato acquisito rispetto ai vari contesti interessati.
Nel seguente caso si parla di “Digital Forgery” ovvero l'utilizzo di tecniche in grado di smascherare processi di fotoritocco che in presenza di immagini o video sospetti vanno alla ricerca delle “tracce digitali” indotte da tali manipolazioni. Spesso ci si trova di fronte ad immagini alterate messe in rete in cui è evidente, con una semplice ispezione visuale, come l'immagine risulti essere la medesima salvo per qualche ritocco differente. La diffusione comporta nella maggior parte dei casi, ulteriori manipolazioni di editing (cropping, variazioni di luminosità, cambiamenti di formato e di risoluzione, ecc.) In casi come questi, uno dei problemi tecnici che si presentano davanti all’investigatore, chiamato a validare la genuinità dell’immagine, è la difficoltà intrinseca nel riuscire a ritrovare il file sorgente o quantomeno il sito che per primo ha pubblicato il dato, che soprattutto per casi di cronaca di rilevante impatto mediatico si diffonde in maniera virale. e/o la cancellazione pressoché completa dei metadati iniziali qualora presenti.
E’ proprio in un contesto analogo che ci siamo ritrovati nel nostro laboratorio ad affrontare il caso della “Mozzarella Blu” e della relativa diffusione sulla Rete di innumerevoli immagini di dubbia autenticità. Il caso nasce dalla segnalazione di alcuni consumatori presso l’autorità giudiziaria relativamente ad alcune partite di mozzarella in vendita presso la grande distribuzione che presentavano all’apertura una colorazione “bluastra a chiazze” che si è scoperto poi essere dovuta ad alcune anomalie nel processo di produzione e alla presenza di un batterio. In quel caso si procedette ad un maxi sequestro in tutta Italia con una risonanza mediatica davvero rilevante. Come ancora oggi è possibile verificare, anche da una sommaria ricerca sul web avente per oggetto le parole chiave “mozzarella blu”, l’immagine più ricorrente presente in Rete è quella riportata nella figura sottostante,



(con le sue numerose varianti) che presenta chiaramente una alterazione artificiosa delle componenti “cromatiche” del tutto innaturale volta ad enfatizzare maliziosamente il messaggio codificato nell’immagine stessa. In particolare, le diverse varianti sembrano essere ottenute mediante trasformazioni geometriche (es. rotazione, ridimensionamento, ecc.) e/o fotometriche (es. cambio della tinta, della luminosità, ecc.). e/o fotometriche (es. cambio della tinta, della luminosità, ecc.).

Pur non avendo a disposizione l’immagine originale, l’ispezione di alcune caratteristiche di base, quali ad esempio l’istogramma, delle relative immagini è sufficiente a palesare le manipolazioni più grossolane. Da un punto di vista strettamente operativo, tale tipo di indagine richiede oltre all’analisi sulle immagini, la “cristallizzazione” della fonte e quindi l’acquisizione forense delle relative pagine web; in questo modo è stato possibile ricostruire anche una timeline della pubblicazione e della loro comparsa in Rete, che può essere utile anche qualora si decidesse di procedere giudizialmente a tutela degli interessi delle parti che hanno subito un danno diretto o indiretto quantomeno per l’omesso controllo circa la genuinità delle fonti.
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