Tony drago - un caso chiuso troppo presto
Antonino Drago (detto Tony) era un giovane militare di 25 anni, 190 cm di altezza per quasi 90 kg di peso, e Volontario in Ferma Prefissata di 1 anno presso la caserma “Camillo Sabatini”, 8° Reggimento Lancieri di Montebello. La mattina del 6 luglio 2014 alle ore 6:20 circa, il suo corpo viene rinvenuto sul piazzale antistante la palazzina alloggi, dall’ufficiale di Picchetto. Il decesso viene constatato alle ore 6:57 dalla Dottoressa Claudia Siciliano che stabilisce, senza mezzi termini, che la morte è avvenuta per precipitazione. Sono però troppi i dubbi per parlare unicamente di suicidio. Sembra anzi anche sia accaduto ben altro nella caserma e che in realtà il caso Tony Drago non sia riconducibile ad un suicidio. Il 13 aprile 2016, veniva respinta l'archiviazione per il caso della morte di Tony Drago. Al termine dell'udienza preliminare, svolta al Tribunale di Roma, il Gup Angela Gerardi, dopo aver ascoltato il Pm Alberto Galante e gli avvocati della famiglia Drago ha deciso di respingere l'istanza di archiviazione. A dare nuovo impulso all’indagine sulla morte del 25enne caporale dell'esercito è stata la la consulenza tecnica eseguita dagli ingg. Grazia la Cava e Oliver Giudice. Con un esperimento è stato possibile dimostrare, al di là di ogni ragionevole dubbio, che Tony Drago non è morto cadendo da quella finestra, dove mani ignote avevano allestito nei minimi particolari una finta scena del crimine per depistare le indagini. L’esperimento giudiziale, realizzato attraverso il lancio di un tuffatore professionista dalla piattaforma di una piscina comunale posta a 10 metri di altezza, ha permesso di ricavare le grandezze utili alla ricostruzione della presunta dinamica di volo del corpo di Tony. L’insieme di analisi su immagini per la ricostruzione della traiettoria di lancio e delle misure delle distanze di lancio e di impatto con il suolo (la superficie dell’acqua della piscina) hanno portato a dimostrare in maniera scientifica e oltre ogni ragionevole dubbio l’incompatibilità tra le condizioni iniziali e le posizioni finali riscontrate il giorno del ritrovamento del cadavere. E’ importante sottolineare come l’elemento scientifico e ripetibile delle attività svolte è al centro della decisione del Giudice di riaprire le indagini e non archiviare un caso ormai considerato chiuso.
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